Nel Nome della Dea Madre

Una saga di potere, guerra, amore e morte nella sardegna dell'Età del Bronzo.

In una data indefinita fra il 1.200 e il 1.100 a.C., al culmine dell’Età del Bronzo e nel pieno dello sviluppo della civiltà nuragica, fra le tribù che popolavano la Sardegna esplode il conflitto circa la forma di potere che è tradizionalmente in uso nei villaggi.
Da una parte c’è chi intende perpetuare un potere orizzontale condiviso fra capi villaggio e famiglie aristocratiche e dall'altra nuovi gruppi di potere che intendono accentrare tutto il potere nelle mani di un solo uomo.

Per piegare i villaggi ancorati a tradizioni antiche si ricorre ad ogni mezzo che la fantasia e la crudeltà umana possono consentire.
Nel centro della Sardegna, situati fra le colline che dominano le pianure del Campidano e fiancheggiano il corso del Flumendosa, sorgono i villaggi nuragici di Elimu e Galasti, a cui fanno capo altri villaggi minori della tribù dei Mescussè per il primo e della tribù dei Paulis per il secondo.
L’organizzazione sociale, antica e consolidata, è di tipo aristocratico ma con diretto coinvolgimento di tutta la popolazione. Usi e consuetudini fanno vivere in equilibrio popolazioni e tribù fatte di pastori, contadini e artigiani.

Ma un aristocratico capo villaggio della tribù dei Paulis cerca di acquisire il potere da solo, rovesciando l’antico assetto “politico” dei villaggi. A questo scopo organizza, in forma anonima, un gruppo di banditi che taglieggiano i villaggi confinanti dei mescussè e dei Pualis.
Esplode un forte dissidio che viene pilotato fino alla guerra, con l’obiettivo di sottomettere, manu militari, sia la tribù dei Mescussè che quella dei Paulis.
Questo disegno viene fronteggiato dal principe Mescussè Arvo e dai suoi collaboratori ed amici, i quali, per necessità di armarsi adeguatamente, affrontano una lunga navigazione, attraverso il Grande Azzurro, verso Creta dove incontrano gli Ittiti e acquistano armi dagli Egiziani.

Il rientro determina uno scontro finale fra gli eserciti dei Mescussè e dei Paulis, nella piana di Arcu e’ entu. L’intervento di un gruppo di élite, le Spade di fuoco, determina la vittoria dei Mescussè e il ritorno alla vita sociale secondo consuetudini e tradizioni. Ma altre nuvole si addensano all'orizzonte.
Amicizie, amori, fede religiosa, ricatti economici, alleanze strumentali … tutto nel romanzo concorre ad una feroce lotta per il potere mentre, oltre il Grande Azzurro, si muovono hittiti, egiziani, ciprioti, cretesi e tutti i regni dell’Età del Bronzo mediterraneo.
All'ombra delle torri nuragiche, fra le botteghe dei fonditori e le tanche dei pastori, sulla scia delle navi che solcavano il Grande Azzurro e i riti ancestrali di un popolo di antica religiosità si è insinuata la trama per il Potere.

Una vera e dura saga per il Potere all'ombra dei Templi della Dea Madre secondo riti implacabili e feroci, comuni ad ogni epoca storica quando gli uomini combattono per la supremazia e il dominio.


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Rocco Meloni

Ha conseguito la laurea
in filosofia e la laurea magistrale
in Scienze della formazione continua, perfezionando i suoi studi nel campo della storia e della filosofia antica e medioevale.
Ha operato ed opera nel mondo
della Formazione Professionale attraverso una propria Agenzia Formativa.
A questo fine ha approfondito
studi sul management e la leadership che ha trasferito in diversi libri specialistici, tra i più importanti “I manager di Dio”, sui principi di management e leadership della Regola Benedettina e delle Abbazie, la “Traduzione e commento della Regola benedettina”, “Manuale di Oratoria per il leader”, basato sul De Oratore di Cicerone come strumento per imparare a parlare in pubblico, e “Ipse dixit”, vademecum veloce per imparare il Public speaking con Cicerone.